Storiagasfinoa2006

La storia del GAS Friarielli fino al 2006

L'idea del GAS Friarielli (veramente il primo nome cui pensammo fu 'e cocozielli, poi saggiamente lo cambiammo) nasce a maggio del 2001 con l'intento di sviluppare all’interno della cooperativa ‘O pappece una esperienza concreta di consumo critico relativamente all’alimentazione quotidiana sulla quale innestare un percorso di riflessione politica più ampia sugli stili di vita.
L’idea nasce nel 2001 ed un gruppetto di soci si mettono al lavoro per raccogliere notizie di esperienze maturate in altre parti d’Italia, visto che a Napoli e più in generale in Campania non ce ne erano altre. A maggio viene presentato il progetto al CdA della cooperativa e a giugno, dopo la pubblicizzazione dell’avvio del progetto, incomincia l’adesione delle persone.
21 persone aderiscono al progetto, il 50% circa dei quali sono anche soci della cooperativa.
Questo nucleo si vede in bottega il giovedì e dopo un po’ di riunioni vara lo statuto del GAS ed un suo regolamento.
Al primo ordine di ortaggi freschi, del 3 gennaio 2002, partecipano 7 persone per un totale di 121.200 lire 8comprensivo di una maggiorazione del 15% destinata a finanziare le attività politiche del gruppo.

Il “fresco” di Paolo Fontana
Il primo impegno è quello di cercare un “verdummaro”. Nella scelta ci aiutò un amico, Luciano, che ci indicò un produttore di Cuma, un certo Paolo Fontana. Il primo ad incontrarlo fu Ernesto (Castaldo). Questi alcuni dei suoi commenti nella relazione che girò ai “compagni di merenda”:

Sono stato da Paolo Fontana a Pozzuoli in via TrePiccioni, mi ha fatto una buona impressione. Un'azienda che pratica l'agricoltura biologica (certificato CCPB) non grandissima ma comunque sufficientemente grande da garantire le nostre necessità senza problema.
Paolo opera da quattro anni su un terreno di 15 moggi lasciatogli dal padre, che ha sempre praticato un'agricoltura non intensiva. Il terreno è suddiviso in:

  • vigneti ( produce Falanghina e Pere e Palumme ) sempre bio;
  • campi aperti per insalate, verdure, patate, zucche, melloni, fagioli ed odori;
  • serre per ortaggi (peperoni, melanzane, zucchine…) e pomodori

Paolo è pieno di iniziative, gli piace il suo lavoro, ma sa anche come farlo fruttare, per intenderci non c'è la poesia del signore di Frasso Telesino o l'impegno politico di Urupia, ma mi sembra onesto, disponibile e giustamente attento all'aspetto economico. Lui ci vive e vi campa con quei 15 moggi.
Ho visitato con lui buona parte del podere ed abbiamo chiacchierato per una mezz'ora.
Le notizie salienti:

  • …;
  • una parte non piccola della sua produzione la vende direttamente al mercato;
  • per settembre dovrebbe essere pronto anche il pollaio, con le galline e le uova biologiche , mi ha indicato il nome di una ditta che produce mangime biologico;
  • le piante da frutta saranno piantate a novembre (prugne, albicocche, pesche), non prevede di piantare mele perché il terreno non è adatto. Quindi frutta solo a partire dalla prossima estate.
  • lo stallatico che usa per concimare il terreno è un misto di equino e bufalino, quest'ultimo proveniente da un'azienda che produce latte controllato ( non so cosa significa…. Paolo parlava molto tecnico e mi citava spesso prodotti usati in agricoltura bio come un bioinsetticida per combattere il ragno rosso della melanzana, in pratica una specie di virus che fa ammalare e poi morire il ragno)

Mi ha dato un po' di pomodorini, che ho mangiato, veramente buoni …un altro sapore.
Ve ne parlerò Lunedì se ci vediamo, visto che non mi è arrivato ancora nessuna e-mail.

Ciao Ernesto

Ci furono un paio di altri incontri ed alla fine ci decidemmo: Paolo ci piaceva come produttore ma anche come persona e poi inizialmente vedeva nel GAS una possibilità concreta di sottrarsi allo sfruttamento camorristico della intermediazione biologica campana. Come già detto, il primo ordine lo facemmo il 3 gennaio del 2002.
All’inizio Paolo non consegnava i prodotti né divideva la spesa per singoli ordini: quando un GASato arrivava da Cuma con l'ordine (dapprima il giovedì, poi il martedì) la bottega di Napoli si riempiva di un profumo inebriante, ma giù nel deposito due o tre "dannati" a turno dovevano fare la divisione della merce (comprammo anche una bilancia! Che ora è nella bottega del Vomero per consentire la divisione della frutta esotica). La cosa era divertente ed anche occasione di incontro ma faticosa e alcuni hanno abbandonato, sostituiti tuttavia da nuovi partecipanti, esterni alla cooperativa. E così Paolo si decise a dividere le spese, ma non a portacele. In fondo andare a Cuma era piacevole. Ma ritirare gli ordini in bottega è un po’ complicato (molti abitano lontano), per cui nell’autunno del 2004 nascono i GASetielli: strutture periferiche che si rendono autonome nella gestione degli ordini da inviare a Paolo e del relativo ritiro. I Gasetielli sono quattro: Arenella (nello scantinato di Bruno), Fuorigrotta (a casa di Costanza), Napoli centro (nella bottega), Miracoli (per strada, prima e poi a casa di Angela)
L’ultimo ordine a Palo lo facciamo a giugno del 2005

Attività varie di un GAS che vuole fare politica
Pian piano l’attività del gruppo ha acquistato una certa consistenza:
 allargando il listino (detersivi -con scarso successo-, pane vino e freselle da Urupia (comune anarchica fondata nel gennaio del 1995, nei pressi di Brindisi, dai membri di un collettivo anarchico di Lecce e da altri giovani di Berlino), legumi (buoni, ma quanta fatica e con scarso successo a causa di fornitori non stabili), caciocavallo, vino, parmigiano, olio, pasta ed una singolare esperienza di pannolini ecologici per il cucciolo Daniele Giaime di Alessandra e Fabio),
 organizzando qualche festa conviviale (gite sui pianori del monte Terminio e sul Matese),
 promuovendo iniziative culturali:
- seminari sull'impronta ecologica (in collaborazione con il WWF Napoli) e sull'olio Mauro Farina),
- una "giornata del non acquisto" nella bottega di Napoli. Fu una giornata veramente singolare: convincemmo la cooperativa a restare aperta ma senza vendere nulla: scaffali e cassa furono “recintati” con i nastri bianco-rossi di plastica dei “lavori in corso”,
- un convegno, insieme ad un gruppo di associazioni napoletane, alla Facoltà di Scienze Politiche “Impronta ecologica e sociale, ecosostenibilità e stili di vita” con Alberto Castagnola - Rete di Lilliput-, Giovanni Fabris -Coordinamento Nazionale Altragricoltura-, Gianfranco Bologna -WWF Italia, Gruppo Impronta Ecologica della Rete di Lilliput-, Ugo Leone -docente di politica dell’Ambiente, Università Federico II di Napoli).

La scelta della pasta
Nella scelta della pasta, fatta a metà del 2002, sperimentammo un metodo collaborativo e divertente: dopo aver acquistato alcuni pacchi di pasta dello stesso formato (penne rigate) ma di produttori diversi (Faella, Garofalo, Cooperativa Pastai Gragnanesi, Di Martino), ci ritrovammo a casa di Mario e Cecilia Porzio.
Marella (ora lavora a Firenze) si è chiusa (letteralmente, avendo sbarrato la porta agli altri) in cucina con Cecilia ed hanno preparato un sugo semplice e bollito la pasta di ciascun produttore in un recipiente diverso; hanno poi versato il contenuto di ciascuna pentola in insalatiera ciascuna individuata da una lettera. Naturalmente il condimento era lo stesso per tutte le insalatiere. Nel frattempo il resto della truppa aveva ingannato l’attesa tra chiacchiere, vino di Urupia e le loro deliziose freselline all’olio. Quando la porta della cucina si è aperta e sono stati portati nella sala da pranzo i quattro recipienti fumanti e targati con una lettera ben evidente, tutti siamo diventati seri e … forchettamuniti, siamo andati incontro alle quattro insalatiere assaporando con cura religiosa i rispettivi contenuti. Ognuno, dopo accurate riflessioni in compagnia delle proprie papille gustative, ha infine espresso, per ogni lettera, un voto.
È così che abbiamo cominciato a consumare la pasta Faella

Proviamo a fare i saponi in casa?
Il rapporto con i detersivi industriali ci sembra innaturale, anche se utilizziamo quelli ecologici della Città ecologica (che abbiamo selezionato insieme alla cooperativa). Così nella primavera del 2003 decidiamo di provare a farli noi. Ci vediamo a casa di un amico di Andrea (in campagna) portando con noi un boccione di olio già usato e un paio di buste di soda caustica. Dopo aver versato gli ingredienti in un pentolone incomincia la lunga bollitura. Sembriamo tanti stregoncini. Mentre controlliamo il pentolone, mangiamo e chiacchieriamo, la giornata è fredda e piovosa e siamo costretti a rimanere in casa. Alla fine, dopo tanto tempo, possiamo versare l’intruglio infernale in un recipiente basso per consentirgli di raffreddarsi … e solo allora scopriamo che dovrà “riposare” almeno sei mesi prima di poterlo usare … grande e corale delusione. Solo pochi useranno quel sapone!
Nel frattempo Marella sta sperimentando ricette più rapide: sale, limone e aceto; il risultato non è straordinario … ma come condimento per l’insalata è ottimo!

L’olio di Silvana
Nell’autunno del 2003 parte una esperienza significativa, riconducibile alle pratiche del commercio equo: il contatto con un piccolo produttore di olio del Cilento (Silvana Verrone e suo padre Pasquale). Ad eccezione del prefinanziamento, questa è una esperienza interessante visto che riusciamo ad assorbire una buona parte della sua produzione ma anche perchè, ormai, la “campagna dell’olio” si ripete regolarmente ogni anno consentendo a Silvana e Pasquale di affrontare la sua programmazione annuale con maggiore serenità. Una nota simbolica di questa esperienza è che l'adesione della cooperativa è stata marginale (nonostante la pubblicità fatta e l'illustrazione del "progetto"): la maggior parte dell'olio acquistato è dei membri del GAS e, addirittura, di persone esterne al GAS e alla cooperativa.

I legumi di Pontelandolfo e la remunerazione del lavoro
Nella primavera del 2004 compare sulla lista di discussione nazionale dei GAS un articolo sulla costruzione del prezzo trasparente della farina di castagne realizzato da un GAS genovese per individuare il prezzo della farina di castagne. Noi stavamo cercando un produttore di legumi e un’amica dello SKA, che era andata a vivere a Pontelandolfo, ci aveva proposto, per aiutare i contadini di quelle terre un po’ isolate, di far coltivare dei legumi per il GAS. L’idea ci sembrava interessante, ma quale doveva essere il prezzo? E così l’articolo sul prezzo della farina ci venne in soccorso: demmo questo articolo ad una signora di Pontelandolfo, che si era resa disponibile a coltivare un po’ di legumi (ceci, lenticchie e fagioli), affinché lo usasse come riferimento per la contabilizzazione dei costi di produzione. Insomma volevamo consumare un prodotto di cui avevamo “remunerato in maniera corretta il lavoro”. Saltando tutti i dettagli dei vari incontri, arriviamo direttamente alla fine della storia: fagioli e ceci erano seccati, erano sopravvissuti solo alcuni chili di lenticchie (ne avevamo chiesti una quindicina). Il costo di queste lenticchie era spaventoso: 18.000 lire al chilo!!!. Di tutte le varie voci una ci colpì particolarmente: costo del noleggio di un trattore per due giorni di aratura della terra! Dopo varie discussioni trovammo un accordo su una cifra più ragionevole: 8.000 lire al chilo, ma la signora si disse indisponibile a ripetere l’esperienza per l’anno successivo. In verità anche noi fummo dello stesso parere.
L’idea di “remunerare il lavoro” finì, così, con questa esperienza!

La crisi
Il venir meno (nell'estate del 2005) di Paolo Fontana ha contribuito a mettere in crisi il GAS: mancava il perno della nostra attività !
Alcuni di noi hanno allora incominciato a pensare che questa situazione avrebbe potuto consentire ad alcune esperienze di soci coraggiosi della cooperativa che erano andati a vivere in provincia di Benevento (Vienna e Luca a Dugenta, Titta, la sorella di Ciro, a Sant’Agata dei Goti) di contribuire allo sviluppo del loro progetto provando ad assorbire (nonostante la distanza) la loro produzione. Ma questa idea non ha trovato concretezza.
All’inizio del 2006 il GAS non ha un fornitore di fresco. Ed è crisi, perchè l'alternativa, oggi, è ricorrere alla Colombaia, una "multinazionale" del biologico casertana e tutti noi "gasati" viviamo questa possibilità con frustrazione.
Proviamo con un paio di contadini presentatici da qualche amico, ma il rapporto non funziona perché spesso l’ordine effettuato non viene onorato da una relativa consegna.
Insomma è disperazione pura!!! e temiamo che il gruppo possa sciogliersi, anche perché le riunioni sono sempre più difficili … ma …

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