Il Mio Piano Di Lavoro

Il piano di lavoro che presento si sviluppa su due piani:

a. Esterno.
La relazione è con Ciro (RP) ed ha una dimensione commerciale–culturale: promozione del ComES presso gruppi e organizzazioni presenti sul territorio, oltre che promuovere la vendita di prodotti del ComES presso attività commerciali convenzionali.

b. Interna.
I servizi ai soci.

Il piano di lavoro relativo al primo punto è stato da me condiviso con la proposta presentata da Ciro.

Il presente documento si riferisce al secondo tipo di intervento.

1. «Quando l’economia uccide … bisogna cambiare»
 L’economia è diventata l’elemento dominante della società.
 La divisione 20—80 tra Nord e Sud del mondo è la testimonianza perenne della grande ingiustizia per cui una piccola parte del mondo possiede e consuma la stragrande maggioranza del reddito e delle risorse della terra: il mito dello sviluppo economico, basato sullo sviluppo industriale, che avrebbe dovuto portare in breve tempo al benessere per tutti si è dimostrato falso e pericoloso.
 Significa anche che quella minoranza ha avuto ed ha tuttora un maggiore impatto ambientale sul pianeta. Che consuma cioè non solo troppe risorse economiche, ma anche troppe risorse naturali, condannando alla povertà anche le future generazioni.
 Analizzare i meccanismi che conducono a questa ingiustizia rappresenta il primo passo verso la consapevolezza e dunque verso il cambiamento.
 È necessario, tuttavia, andare oltre la denuncia. È necessaria anche una assunzione di responsabilità da parte di ciascuno, perché ciascuno è, inevitabilmente, parte attiva nel meccanismo economico giudicato ingiusto ed inaccettabile: lo è in quanto consumatore, in quanto fruitore di beni e servizi. Per questo, secondo i canoni più classici della teoria economica, rappresenta il motore dell’economia stessa.

2. «Quando si pulisce qualcosa, si sporca sempre qualcos’altro» ,
 In ogni occasione siamo spinti a comprare: se non puoi permetterti di comprare nulla, non conti nulla.
 E dunque bisogna partire dai propri consumi quotidiani, riesaminandoli secondo criteri di giustizia etici ed ecologici.
 in particolare è bene diminuire anche l’uso dei detersivi che, per quanto biologici, inquinano sempre.

3. Finalmente la proposta (rivolta ai soci della coop. o di quanti desiderino farne parte)
La proposta si articola in due parti, ma la seconda può essere considerata come una normale evoluzione della prima
a. Attivazione di un gruppo di consumo che sia capace di selezionare, con attenzione, prodotti da usare nel proprio consumo quotidiano che salvaguardino:
 la salute personale (salubrità): prodotti garantiti dal punto di vista della produzione, senza ingredienti geneticamente modificati, con conservanti naturali o senza conservanti, e la non promozione di prodotti a basso valore nutritivo;
 il benessere umano (giustizia): scelta di beni per la cui produzione non siano stati violati i diritti universali dell’uomo e, in particolare, dei lavoratori che li hanno prodotti;
 la sostenibilità ecologica (ambiente): implica la scelta di prodotti a minimo impatto ambientale, coltivati con metodi biologici, con il minimo (o privi) di imballaggio, con tecniche efficienti dal punto di vista del consumo energetico; i prodotti devono anche essere duraturi e facilmente riparabili, costruiti con il minimo spreco di risorse materiali;
 l’opzione preferenziale per i prodotti del ComES;
 lo sviluppo della comunità locale (lavoro): attenzione alle imprese che incrementano l'’ccupazione a livello locale ed a quelle che promuovono il lavoro e lo sviluppo economico di gruppi particolarmente svantaggiati all'’nterno della comunità;
 il benessere degli animali: implica la scelta di prodotti non testati sugli animali e di metodi di allevamento e di macellazione in cui siano garantiti una certa quantità di spazio per il movimento degli animali e l’assenza di crudeltà nel loro trattamento.
Ogni prodotto deve avere almeno una delle caratteristiche richieste per poter essere consumato dal gruppo. Questo incoraggia i comportamenti considerati corretti ed invita i produttori ad adeguarsi anche ad altri aspetti della produzione sostenibile o giusta.
Ritengo che questo obiettivo possa essere raggiunto progressivamente:
 costruzione di un nucleo che si impegni a:
 avviare il consumo di prodotti biologici (anche freschi. In una forma che però non costringa la cooperativa ad effettuare né investimenti in apparecchiature né richieste di autorizzazioni particolari), eventualmente affiancati dalle banane CTM,
 approfonfire lo schema generale del gruppo di consumo,
 avviare iniziative di promozione della conoscenza delle finalità del gruppo di consumo.
In questo percorso saranno contattate anche organizzazioni sia di consumatori che di produttori locali.
Strumento sicuramente utile sarà anche il sito della bottega che dovrà contenere una apposita rubrica su questo tema.

Non credo che da questa attività si possa pensare di ricavare un reddito per la bottega (se non un eventuale incremento di vendita dei propri prodotti tradizionali). Credo anzi che non sia neanche giusto che la bottega abbia una simile aspettativa. La costituzione di un gruppo di consumo deve essere vista come un momento politico nel corso del quale la bottega si propone come protagonista anche per quanto riguarda i comportamenti individuali dei suoi soci, in rapporto all’attività politica più generale insita nel ComES.

Vorrei ancora precisare che il “rifornitore” di prodotti biologici, in particolare dei “prodotti freschi” non necessariaramente deve essere sottoposto all’azione di controllo di un organismo istituzionale (AIAB, IMC, …). Anzi aggiungo che sarebbe mio desiderio che tale “rifornitore” non possedesse questo requisito: sarebbe interessante effettuare un percorso di crescita parallelo e convergente, noi come consumatori e lui come produttore (ma questa è solo fantasia …). Sicuramente il “rifornitore” dovrebbe, in questa seconda ipotesi, fornire opportune condizioni di visibilità del proprio operare.

b. Mi sembra quasi inevitabile che la mia proposta debba contenere questa seconda parte:
tra le persone che hanno dato origine al gruppo di consumo, ne esistono alcune che abbiano desiderio di percorrere una esperienza di “bilanci di giustizia”, secondo lo schema proposto dall’omonima pubblicazione della EMI ?
Ed allora il consumo critico non è più solo un atteggiamento individuale (seppure attraverso un gruppo di consumo) che ha ragione d’essere innanzi tutto nel proprio personale tornaconto (qualità dei prodotti consumati, anche se selezionati con i criteri prima specificati). Il consumo critico diventa anche la ricerca collettiva di uno stile di vita che può aggiungere forza all’attività complessiva della bottega.

La struttura complessiva, nonche molti passaggi, sono stati prelevati da “Bilanci di giustizio” edito da EMI e disponibile sui nostri scaffali “libreschi”.

Massimo
11 gennaio 2001

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